I linguaggi della paura e del lutto. Mass media e letteratura in un'epoca d’angoscia. 

2 Antonio Scurati

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Venerdì 22 Maggio 2020 18:00
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Viviamo nel secolo e nel millennio aperto dall'attentato al World Trade Center. A principiare da quel giorno, l'immaginario mediatico e letterario occidentale è stato dominato dalla paura e dal lutto, in paradossale discrepanza rispetto a un'esperienza di vita ancora connotata da una "normalità" pacifica, benestante e tendenzialmente edonistica. Anche il linguaggio della politica - per bocca dei "nuovi" leader populisti - ha incentrato il proprio discorso sulla paura a discapito della speranza, che era stata la sua stella polare nel secolo precedente. I crolli delle torri gemelli e quelli di borsa non sono bastati a favorire la transizione della società occidentale da un pervicace individualismo alla ritrovata centralità dei "destini generali". La pandemia di questi mesi, attraverso una sorta di manovra a tenaglia, chiude la nostra psiche collettiva in una sacca psicotica, una sindrome da accerchiamento che ripropone la necessità di trovare un linguaggio finalmente capace di esorcizzare le nostre paure e di elaborare i nostri lutti.

LIve Straming


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Antonio Scurati insegna letterature comparate e creative writing, editorialista del Corriere della sera, è direttore scientifico del Master in Arti del Racconto dell’Università IULM. Ha esordito nel 2003 con Il rumore sordo della battaglia , nel 2005 Il sopravvissuto (Premio Campiello, Una storia romantica (2007 Premio Super Mondello), Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013). Nel 2015 Il tempo migliore della nostra vita (Premio Viareggio). Del 2006 è il saggio La letteratura dell’inesperienza. Nel settembre 2018 è uscito M. Il figlio del secolo, primo romanzo di una tetralogia dedicata al fascismo e a Benito Mussolini; in vetta alle classifiche per due anni consecutivi, vincitore del Premio Strega 2019, è in corso di traduzione in trentotto paesi.

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