Il gioco: “un’insopprimibile esigenza dell'uomo”

14 Stefano Bartezzaghi

Il gioco: “un’insopprimibile esigenza dell'uomo”

€ 3.00
Sabato 28 Maggio 2016 21.15
piazza del Duomo 3

Un tempo era ancora possibile pensare che il gioco fosse qualcosa di perfettamente separato dalla “realtà”. Nel corso del Novecento quel confine così netto è diventato più difficile da tracciare e nel XXI secolo il gioco è ormai perfettamente penetrato nei nostri strumenti di lavoro e di uso quotidiano, come computer e smartphone. Inoltre temiamo che ludopatie ed effetti perversi di giochi sin troppo realistici entrino nella non giocosa “realtà”, a procurare danni inediti. È il “ludico”: una dimensione instabile e pervasiva che ci impone di rivedere le categorie istituite da maestri come Johan Huizinga, Roger Caillois e Umberto Eco. Quest’ultimo ha dichiarato che il gioco è (assieme a nutrimento, riposo, affetto e “chiedersi perché”) uno dei cinque bisogni fondamentali dell’uomo. Dal dado alla consolle e agli emoticon, vediamo come non si possa non dargli ragione.


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Stefano Bartezzaghi (Milano, 1962) è docente di Semiotica e di Teorie della Creatività e direttore del master di giornalismo alla Iulm di Milano; collabora con la Repubblica e dirige Il senso del ridicolo, festival di Livorno sull’umorismo. Ha pubblicato diverse raccolte di giochi linguistici, enigmistici e letterari, e ha scritto la prima storia del cruciverba: L’orizzonte verticale (Einaudi, 2007, 2013). Ha curato e commentato la nuova edizione degli Esercizi di stile di Raymond Queneau, nella classica traduzione di Umberto Eco (Einaudi, 2001, 2008). Fra i suoi altri libri: L’Elmo di Don Chisciotte. Contro la mitologia della creatività (Laterza, 2009); Scrittori giocatori (2010), M. Una metronovela (2015) per Einaudi; Il falò delle novità. La creatività al tempo dei cellulari intelligenti (Utet, 2013); La ludoteca di Babele (Utet, Dialoghi sull’uomo, maggio 2016).

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