Resti di umanità. Dai cimiteri ai musei (e ritorno)
Che ne è del corpo dopo la morte? Perché gli interventi culturali sul corpo proseguono ben oltre la morte biologica? La cura immediata del cadavere, la scelta del suo destino (inumazione, cremazione ecc.), il recupero e la venerazione di alcuni resti (le reliquie cristiane per esempio) testimoniano che il corpo è oggetto di attenzioni sociali e rituali anche dopo la morte. E dunque come si giustifica il collezionismo di crani, scheletri e altre parti del corpo conservate ed esposte in musei etnografici, anatomici e di storia naturale? Le richieste di restituzione di questi resti da parte dei popoli nativi ci pongono la domanda: a chi appartengono i corpi dei morti? Alle comunità scientifiche, a quelle religiose, o sono resti privati, dei discendenti? Ossa o reliquie? Materiale di studio o antenati? Un percorso antropologico sul ruolo che hanno assunto in epoche e culture diverse i “resti di umanità”.
Adriano Favole è ricercatore di Antropologia culturale all’Università di Torino, dove insegna Storia dell’antropologia ed Etnologia dell’Oceania. Ottenuto il dottorato di ricerca nel 1999, ha insegnato come professore a contratto presso le Università di Milano, Bologna, Genova, Piemonte orientale. È stato visiting professor presso l’Università della Nuova Caledonia tra il 2004 e il 2007. Ha svolto gran parte delle proprie ricerche nel Pacifico (Wallis e Futuna, Nuova Caledonia) e si è interessato di Etnografia museale nell’arco alpino occidentale. I suoi principali temi di ricerca sono l’antropologia politica, l’antropologia del corpo e della morte, l’antropologia del patrimonio. È autore di Resti di umanità. Vita sociale del corpo dopo la morte (Laterza, 2003), e di Oceania. Isole di creatività culturale (Laterza, 2010); ha curato il volume Isole nella corrente (La Ricerca Folklorica, 2007).