Pistoia – Dialoghi sull’uomo e BookCity Milano: un’alleanza per la cultura

Una, dieci, cento Afriche. Un continente al plurale.

Una serie di conferenze di taglio antropologico culturale per ampliare la conoscenza di questo vasto continente – a cui BookCity dedica quest’anno un approfondimento – purtroppo ancora fortemente viziata da pregiudizi, luoghi comuni, se non ignoranza. Troppo spesso si sente parlare di Africa come se si trattasse di una entità unica e uniforme, caratterizzata dal fatto di essere “nera”. Il colore della pelle sembra oscurare le numerosissime differenze e sfumature, legate a specificità culturali, religiose, geografiche e politiche, che caratterizzano la grande Africa. In un’epoca in cui la globalizzazione e i flussi migratori hanno abbattuto i confini geografici, non è più possibile continuare a ignorare le molteplici realtà di un “continente al plurale”.
Progetto a cura di Giulia Cogoli, con la consulenza scientifica di Marco Aime, Adriano Favole e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Consulta il programma sul sito di BookCity.

Il programma 

sabato 16 novembre - ore 12.00, ISPI, Palazzo Clerici via Clerici 5
Marco Aime. Introduce Giulia Cogoli - Timbuctù tra mito e realtà: un'antica civiltà del Sahara.

Dalle antiche piste carovaniere, che trasportavano merci preziose tra l’Africa nera e il Mediterraneo, alle nuove rotte del contrabbando, della migrazione e dello jihadismo. Dalle grandi città saheliane, diventate mitiche nell’immaginario occidentale, dai grandi regni africani sviluppatisi grazie a imponenti commerci transahariani, alle siccità e ai processi di desertificazione, che coinvolgono oggi il Sahel. Il racconto di un antropologo che ha vissuto e studiato questa regione affascinante e critica, che sembra essere diventata un laboratorio per il futuro del pianeta.
Marco Aime insegna Antropologia culturale all’Università di Genova. Ha condotto ricerche in Africa Occidentale (Benin, Burkina Faso, Mali). Ha pubblicato favole per ragazzi, testi di narrativa e saggi, tra cui: Le radici nella sabbia (EDT, 1999); African graffiti (Stampa Alternativa, 2012); Il primo libro di antropologia (2008), L’altro e l’altrove (con D. Papotti, 2012), Gli specchi di Gulliver (2006), Timbuctù (2008), Il diverso come icona del male (con E. Severino, 2009); Gli uccelli della solitudine (2010), Cultura (2013), L’isola del non arrivo (2018) per Bollati Boringhieri; La macchia della razza (2013), Etnografia del quotidiano (2014) per elèuthera; Tra i castagni dell’Appennino. Conversazione con Francesco Guccini (2014); Senza sponda. Perché l’Italia non è più una terra d’accoglienza(2015) per UTET; Comunità (il Mulino, 2019).
Giulia Cogoli ha ideato e dirige da 10 anni il festival di antropologia culturale Pistoia - Dialoghi sull’uomo.

sabato 16 novembre - ore 16.00, ISPI, Palazzo Clerici via Clerici 5
Stefano Allievi - Dall’Africa: come e perché.

Perché si emigra? Che cosa spinge una parte degli africani ad andarsene? Che cosa li attrae? E che cosa spinge noi, a nostra volta, ad andarcene? Capire gli spostamenti dall’Africa all’Europa ci aiuta a capire i meccanismi che stanno alla base del movimento di tutti, le immigrazioni e le emigrazioni. E a cominciare un ragionamento sul “come”. Perché certe migrazioni funzionano in un modo e altre in un altro? Potrebbe essere diversamente? È davvero inevitabile l’attuale meccanismo che regola i movimenti di popolazione?
Stefano Allievi è professore di Sociologia all’Università di Padova, presidente del corso di laurea magistrale in Culture, formazione e società globale, direttore del master sull’Islam in Europa. Al centro della sua ricerca l’analisi dei fenomeni migratori, la sociologia delle religioni e gli studi sul mutamento culturale, con particolare riguardo al pluralismo religioso e alla presenza dell’Islam in Europa. Fra i suoi libri: 5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare)(2018), Immigrazione. Cambiare tutto(2018), Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione (con G. Dalla Zuanna, 2016) per Laterza; Punti di vista. Sociologia delle cose e di altre cose(Ronzani, 2018); Il burkini come metafora. Conflitti simbolici sull’Islam in Europa (Castelvecchi, 2017); Conversioni: verso un nuovo modo di credere? Europa, pluralismo, Islam(Guida, 2017).

sabato 16 novembre - ore 18.00, ISPI, Palazzo Clerici via Clerici 5
Maurizio Ambrosini - Africa e migrazioni. Al di là dei luoghi comuni.

Il senso comune, come il discorso pubblico e la maggior parte dei mass-media, associano le migrazioni dall'Africa verso l'Italia e l'Europa, alla povertà e al sottosviluppo. Parlano di flussi massicci (almeno fino alla pretesa chiusura dei porti) e di esodi biblici. Sulla base dei dati statistici disponibili, la conferenza mostrerà che l'immigrazione verso l'Italia è pressoché stabile da cinque anni, che gli immigrati sono prevalentemente donne, europei, culturalmente cristiani. Non vengono dai paesi più poveri e non sono i più poveri dei loro paesi. In definitiva, da anni si discute di un'immigrazione immaginaria, figlia di paure e ansie che si riproducono indipendentemente dalla conoscenza obiettiva del fenomeno.
Maurizio Ambrosini è docente di Sociologia delle migrazioni all’Università degli Studi di Milano, insegna all’Università di Nizza e alla sede italiana della Stanford University. È responsabile scientifico del Centro Studi Medì di Genova, dove dirige la rivista Mondi Migranti e la Scuola Estiva di Sociologia delle migrazioni. È consulente dell’ISPI e collabora con Avvenire e lavoce.info. È membro del CNEL, dove è responsabile dell’organismo di coordinamento delle politiche per l’integrazione. È autore fra l’altro di: Sociologia delle migrazioni (Il Mulino, 2011), di Sociologia(con L. Sciolla, Mondadori, 2015); Immigrazione irregolare e welfare invisibile (Il Mulino, 2013); Non passa lo straniero? (Cittadella, 2014); Famiglie nonostante. Come gli affetti sfidano i confini(Il Mulino, 2019); Migrazioni (Egea, 2019); inoltre è tra i curatori del volume Il Dio dei migranti (Il Mulino, 2018).

domenica 17 novembre, ore 10.00, ISPI, Palazzo Clerici via Clerici 5
Jean-Loup Amselle e Adriano Favole - Quanto siamo connessi all'Africa? Universalismo, cultura e creatività

Continuiamo a pensare le società e le culture come se fossero delle pietre, dure, persistenti, dall'identità evidente. L'Africa non fa eccezione. Eppure, allo sguardo dell'antropologo, le società appaiono forse più simili alle nuvole. Si formano, deformano e svaniscono con (relativa) rapidità. Le culture africane, su cui dialogheranno gli antropologi Jean-Loup Amselle e Adriano Favole, sono frutto di connessioni, de-connessioni, processi inventivi e creativi, che le trasformano incessantemente. Siamo sempre alla ricerca dell'Africa o meglio delle Afriche, perché a nuovi sguardi corrispondono nuove società, che il tempo e la creatività umana non finiscono mai di modellare.
Jean-LoupAmselle, è uno dei maggiori antropologi contemporanei, direttore di studi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales (Ehess) di Parigi; tra i suoi campi di ricerca: l’etnicità, l’identità, il meticciato, l’arte africana contemporanea, il multiculturalismo e il postcolonialismo. Caporedattore della rivista Cahiers d’études africaines e fra i suoi libri: Logiche meticce. Antropologia dell'identità in Africa e altrove(1999); Connessioni. Antropologia dell'universalità delle culture (2001); L’arte africana contemporanea(2007) per Bollati Boringhieri; L’invenzione dell’etnia(2008); Il distacco dell’Occidente(2009), Il museo in scena(2017) per Meltemi; En quête d'Afrique(s).Universalisme et pensée décoloniale(Albin Michel, 2018).
Adriano Favole è Vice Direttore per la Ricerca presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società e insegna Antropologia culturale e Cultura e potere all’Università di Torino. I suoi ambiti di ricerca sono l’antropologia politica, l’antropologia del corpo e l’antropologia del patrimonio. Collabora con La lettura delCorriere della Sera. Tra i suoi libri: Isole nella corrente (La ricerca folklorica, Grafo, 2007); Resti di umanità. Vita sociale del corpo dopo la morte (2003); Oceania. Isole di creatività culturale (2010), La bussola dell’antropologo (2015) per Laterza; Vie di fuga. Otto passi per uscire dalla propria cultura (UTET, 2018).

domenica 17 novembre, ore 12.00, ISPI, Palazzo Clerici via Clerici 5
Stefano Allovio - Complessità e raffinatezza degli antichi regni africani

Prendendo spunto dall’importante volume di David Graeber e Marshall Sahlins, Il potere dei re. Tra cosmologia e politica (Raffaello Cortina, 2019) si intende mostrare un punto di vista sull’Africa che, invece di insistere sulla povertà e sulla fuga dal Continente nero, ne sottolinei la sua ricchezza socio-culturale anche attraverso la storia precoloniale in cui emergono importanti esperienze politiche centralizzate. Che si tratti di regni, imperi o prestigiosi potentati, l’Africa si mostra come un mondo di grande raffinatezza e complessità, in cui simbologie, cosmologie e raffinate vicende di corte segnano la storia del continente a partire dall’VIII secolo d.C. Il rispetto nei confronti degli africani emerge anche dal pensare a un intero continente come un luogo denso di storia e di cultura.
Stefano Allovio insegna Antropologia culturale e Antropologia sociale all’Università Statale di Milano. Ha condotto ricerche etnografiche in Burundi, nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudafrica e nelle Alpi occidentali. Fra i suoi libri Burundi. Identità, etnie e potere nella storia di un antico regno (Il Segnalibro, 1997); La foresta di alleanze. Popoli e riti in Africa equatoriale (Laterza, 1999); Culture in transito. Trasformazioni, performance e migrazioni nell’Africa sub-sahariana (Franco Angeli, 2002); Culture e congiunture. Saggi di etnografia e storia mangbetu (Guerini, 2006); Sapersi muovere. Pastori transumanti di Roaschia (Meltemi, 2001); Pigmei, europei e altri selvaggi (Laterza, 2010); Riti di iniziazione. Antropologi, stoici e finti immortali (Raffaello Cortina, 2014).

domenica 17 novembre, ore 14.00, ISPI, Palazzo Clerici via Clerici 5
Mario Giro, Jean - Léonard Touadi. Coordina Marco Trovato - Global Africa, la grande incognita

L’Africa è già cambiata e non ce ne siamo accorti. Obnubilati dalle migrazioni e dall’annun­ciata apocalisse demografica, gli europei guardano al continente nero come a una minaccia per la loro tranquillità. Dal canto suo l’Africa reagisce alla globalizzazione senza aspettare nessuno. Pionieri di una nuova fase, i giovani africa­ni cercano il loro posto spinti da un inatteso protagonismo. Urbanizzazione, facilità di trasporto, individualismo, corruzione, auto­ritarismo, «predicazione dell’avidità»: tutto contribuisce a un cambio antropologico che muta in profondità la società tradizionale. La riflessione di due fra i maggiori esperti dell’Africa contemporanea.
Mario Giro, insegna Storia delle relazio­ni internazionali all’Università per Stranieri di Perugia. Già viceministro degli Esteri dal 2013 al 2018, è membro della Comunità di Sant’Egidio di cui è stato responsabile del­le relazioni internazionali. Da anni opera nel campo delle mediazioni e della cooperazione internazionali. Colla­bora a l’Espresso, Limes e il Mulino. Tra i suoi libri: con M. Impa­gliazzo Algeria in ostaggio. Tra esercito e fondamentalisti: storia di una pace difficile(1997); Gli occhi di un bambino ebreo. Sto­ria di Merzoug, terrorista pentito(2005); Noi terroristi. Storie vere dal Nordafrica a Charlie Hebdo(2015), Global Africa. La nuova realtà delle migrazioni: il volto di un continente in movimento (2019)per Guerini e Associati.
Jean - Léonard Touadi, nato in Congo, cittadino italiano, è giornalista e scrittore, ed è stato il primo deputato originario dell’Africa subsahariana, dopo essere stato Assessore alla Sicurezza, alle Politiche giovanili e all’Università del Comune di Roma; durante la precedente legislatura è stato Consigliere politico al Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. Ha insegnato Geografia dello Sviluppo in Africa all’Università di Roma, Tor Vergata, collabora con Rai, Nigrizia, Limes e Aspenia su tematiche legate all’ Africa e alle migrazioni. Fra i suoi libri: Il Continente Verde. L’Africa: Cooperazione, Ambiente, Sviluppo(con I. Cresti, Bruno Mondadori, 2011); L’Africa in pista(SEI, 2006). Cura per Radio Radicale la Rassegna stampa africana. Attualmente è "Special Advisor FAO-UN".
Marco Trovato è il direttore editoriale della rivista Africa.

domenica 17 novembre, ore 16.00, ISPI, Palazzo Clerici via Clerici 5
Elena Dak - I nomadi in Africa oggi: modelli di vita in trasformazione

Il Sahara e il Sahel sono storicamente terre percorse dai nomadi. Oggi alcune comunità continuano a camminare in cerca di cibo e di acqua per i loro animali, in un contesto ambientale, sociale e politico che intacca, e per certi versi paradossalmente preserva, il loro stile di vita in movimento. Alla luce delle esperienze vissute in Niger con i Touareg, in Tchad con i Wodaabe, e in Etiopia con i Tigrini, una riflessione su come oggi il nomadismo esiste e resiste e, come i cambiamenti politici e climatici stanno modificando i tempi e i modi delle migrazioni pastorali.
Elena Dak, conservatrice dei beni culturali, guida sahariana e scrittrice. Elena (Dacome all’anagrafe) nasce a Venezia nel 1970 e lavora da più di vent'anni come guida in Africa e Asia. Ha un profondo interesse per il mondo pastorale nomade ed è laureata in Conservazione dei beni culturali con indirizzo antropologico presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. In corso, la laurea magistrale alla Bicocca in scienze antropologiche ed etnologiche. È autrice di La carovana del sale(Corbaccio, 2007); Io cammino con i nomadi(Corbaccio, 2016) e Sana’a e la notte(Poiesis editrice, 2019). Collabora con la rivista Africa ed Erodoto108.

domenica 17 novembre - ore 18.00 - Triennale, Salone d’onore
Wole Soyinka, Marco Aime. Introduce Luca Iozzelli - Dialogo sul potere e sulla libertà

Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura, dialoga con l’antropologo Marco Aime sul delicato tema del rapporto fra potere e libertà, partendo dal libro di saggi Sul potere e sulla libertà (Jaca Book).  "Oggi l’umanità si confronta con lo stesso nemico che la libertà ha avuto sin da quando gli uomini si sono riuniti in società, quel nemico è conosciuto come il Potere.” Perciò oggi la più grande minaccia con cui ci confrontiamo è l’arroganza politica e il fanatismo religioso, che sono portatori di repressione e chiusura intellettuale e di pensiero. Wole Soyinka, che nel corso della guerra civile nigeriana è stato incarcerato, perseguitato e condannato a morte, e che è vissuto in esilio negli Stati Uniti fino al 1998 è la guida ideale per una riflessione, oggi quanto mai necessaria e attuale, su come opporsi ai comportamenti fondamentalisti, dogmatici e per contrastare "l’agenda della dominazione".
Wole Soyinka, premio Nobel 1986 per la letteratura – primo africano a riceverlo – è il più grande drammaturgo africano, romanziere di fama mondiale, poeta e autore di saggi fondamentali sulla cultura e sul mito africani. Nigeriano, Yoruba, è nato nel 1934. Durante guerra civile nigeriana è stato incarcerato (1967-69) e la sua esperienza in cella di isolamento è narrata in L’uomo è morto (1971). Condannato a morte dal dittatore Sani Abacha, è vissuto in esilio negli Stati Uniti fino al 1998.
Jaca Book sta pubblicando la sua produzione delle sue opere: Teatro 1 e 2; La morte e il cavaliere del Re; Mito e letteratura. Nell’orizzonte culturale africano; Isarà. Intorno a mio padre; Aké. Gli anni dell’infanzia; L’uomo è morto; Gli interpreti; Stagione di anomia; La strada; Ode laica per Chibok e Leah e in occasione di BookCity i saggi: Sul potere e sulla libertà.
Marco Aime insegna Antropologia culturale all’Università di Genova. Ha condotto ricerche in Africa Occidentale (Benin, Burkina Faso e Mali). Ha pubblicato favole per ragazzi, testi di narrativa e saggi, tra cui: Le radici nella sabbia (EDT, 1999); African graffiti (Stampa Alternativa, 2012); Il primo libro di antropologia (2008), L’altro e l’altrove (con D. Papotti, 2012), Gli specchi di Gulliver (2006), Timbuctù (2008), Il diverso come icona del male (con E. Severino, 2009); Gli uccelli della solitudine (2010), Cultura (2013), L’isola del non arrivo (2018) per Bollati Boringhieri; La macchia della razza (2013), Etnografia del quotidiano (2014) per elèuthera; Tra i castagni dell’Appennino. Conversazione con Francesco Guccini (2014); Senza sponda. Perché l’Italia non è più una terra d’accoglienza (2015) per UTET; Comunità (il Mulino, 2019).
Luca Iozzelli è Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, che ha attribuito a Wole Soyinka il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo.

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