Dalla tribù a Internet. L’antropologia oggi
Cosa significa fare antropologia oggi? Non solo andare a frugare in quegli angoli di mondo che Claude Lévi-Strauss chiamava “pattumiere della storia”, ma anche interrogarsi sui flussi e sui movimenti culturali, che percorrono l’intero pianeta, attraversando anche la nostra società. L’antropologia, pur utilizzando la sua tradizionale cassetta degli attrezzi, affronta con sguardi nuovi tematiche attuali in cui i noi e gli altri sono sempre meno definiti e distinti, tentando di fornire nuove chiavi di lettura, sempre più dinamiche, delle società contemporanee, grazie alle quali temi come identità, appartenenza, tradizione, assumono un aspetto più fluido e legato alla storia.
Marco Aime, (1956), insegna Antropologia culturale presso l’Università di Genova. Ha condotto ricerche sulle Alpi e in Africa Occidentale. Collabora con La Stampa e Liberazione. È consulente, sin dalla prima edizione, al programma di Pistoia - Dialoghi sull’uomo. È membro della giuria del Premio Chatwin. Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato i volumi: Le radici nella sabbia (EDT, 1999), Diario Dogon (2000), La casa di nessuno (2002), L’incontro mancato (2005), Gli specchi di Gulliver (2006), Timbuctu (2008), Il diverso come icona del male (con E. Severino, 2009), Gli uccelli della solitudine (2010) per Bollati Boringhieri; La macchia della razza (Ponte alle Grazie, 2009); Eccessi di culture (2004), Il primo libro di antropologia (2008), Una bella differenza (2009), Il dono al tempo di internet (con A. Cossetta, 2010) per Einaudi.