Ambiguo è l’obiettivo. Corpo, immagine, identità
Niente è più astratto e sfuggente della nostra identità, ma nello stesso tempo non c’è niente di più esposto al giudizio altrui, di più concreto e visibile. A cominciare dal volto, il corpo è la prima immagine della nostra identità. Da quasi due secoli la fotografia è strettamente legata e continua a incrociarsi con la nostra stessa idea di identità. Tutti portiamo con noi una fotografia del nostro volto incollata su un documento chiamato di identità. Negli album di famiglia, nei portafogli, abbiamo fotografie delle persone che più amiamo: figli, compagni, fidanzati, genitori, persino animali. Quel rapporto emozionale che abbiamo con queste immagini è talmente complesso da farci rifiutare, qualche volta, i nostri stessi ritratti nei quali non ci riconosciamo, anche se talvolta bastano solo pochi anni per trovare sorprendentemente migliorate certe fotografie di noi stessi che forse detestavamo.
Ferdinando Scianna, tra i nomi più grandi della fotografia italiana, comincia a fotografare negli anni Sessanta, mentre studia alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo, e nel 1963 incontra Leonardo Sciascia, con il quale pubblica il primo dei numerosi libri scritti a quattro mani: Feste religiose in Sicilia, che ottiene il Premio Nadar. Lavora per L’Europeo come fotoreporter corrispondente da Parigi. Introdotto da Henri Cartier-Bresson, nel 1982 entra nell’agenzia Magnum. Dal 1987 alterna al reportage e al ritratto la fotografia di moda e di pubblicità, con successo internazionale. Svolge da anni un’attività di critico e giornalista pubblicando articoli in Italia e Francia. Tra i suoi libri: Marpessa, un racconto (Leonardo, 1993); Altrove: reportage di moda (Federico Motta, 1995); Viaggio a Lourdes ( Mondadori, 1996); Altre Forme del Caos (2000), La Geometria e la Passione (2009), Baaria, Bagheria (con G. Tornatore, 2009) per Contrasto; Etica e fotogiornalismo (Electa, 2010).