Il corpo “innaturale”

venerdì 27 maggio 2011, ore 19.00
piazza dello Spirito Santo
Marco Aime

Non esiste società umana che non intervenga sul corpo lasciandolo così come ci viene fornito dalla natura. Tutti in qualche modo intervengono per disegnare, colorare, intagliare, modellare, coprire parti del corpo, quasi come se di questo non si fosse mai abbastanza soddisfatti. Si fa di tutto per allontanare il proprio corpo dal suo stato naturale, per renderlo sempre più “umano”, culturale e, nel farlo, ogni società esprime i suoi canoni estetici e le sue aspirazioni. Dal taglio di capelli al tatuaggio, dalle scarificazioni alla chirurgia plastica, dalle pitture corporali alla cosmesi, la fantasia e la creatività umana ci regalano molteplici possibilità di operare sul corpo. Queste pratiche sono diventate quindi campo d’indagine dell’antropologia culturale, perché rappresentano una forma di scrittura che gli uomini vogliono imprimere, a tinte più o meno forti, con segni più o meno profondi, su quel foglio bianco che è il corpo.

Marco Aime, (1956), insegna Antropologia culturale presso l’Università di Genova. Ha condotto ricerche sulle Alpi e in Africa Occidentale. Collabora con La Stampa e Liberazione. È consulente, sin dalla prima edizione, al programma di Pistoia - Dialoghi sull’uomo. È membro della giuria del Premio Chatwin. Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato i volumi: Le radici nella sabbia (EDT, 1999), Diario Dogon (2000), La casa di nessuno (2002), L’incontro mancato (2005), Gli specchi di Gulliver (2006), Timbuctu (2008), Il diverso come icona del male (con E. Severino, 2009), Gli uccelli della solitudine (2010) per Bollati Boringhieri; La macchia della razza (Ponte alle Grazie, 2009); Eccessi di culture (2004), Il primo libro di antropologia (2008), Una bella differenza (2009), Il dono al tempo di internet (con A. Cossetta, 2010) per Einaudi.

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